Cinque cantine “Special” nei Colli bolognesi

di Andrea Guolo

Con o senza una Vespa, è una zona (e una denominazione) da scoprire e dove le aziende del vino, grazie alla vicinanza del capoluogo emiliano, hanno fatto notevoli investimenti in ospitalità, offrendo pernottamento e ristorazione

“Ma quanto è bello andare in giro per i Colli bolognesi…”. Ed è bello anche senza una Vespa Special che ti toglie i problemi. La canzone dei Lunapop, alla voce un giovanissimo Cesare Cremonini, ha fatto ballare almeno due generazioni di giovani, ai quali il nome “Colli bolognesi” suona ormai familiare. Ma ci saranno mai stati, quei giovani e oggi forse più atttempati, sui Colli bolognesi? E sapranno che non è solo il luogo di una gita fuori porta, ma anche una denominazione vinicola?

I VINI DEI COLLI

Partiamo dalla denominazione. Il consorzio di tutela esiste da mezzo secolo e opera per proteggere e valorizzare una docg, Colli Bolognesi Pignoletto, e una doc, Colli Bolognesi. Il primo è un bianco, da uve Grechetto gentile, disponibile nelle tipologie spumante e frizzante, superiore e classico superiore. La doc invece comprende una più ampia gamma di vini rossi, bianchi fermi e spumanti fermi. Nulla a che vedere, insomma, con il Lambrusco, che si produce nelle colline modenesi e reggiane o nelle pianure rivolte verso il Po (e anche nel mantovano). Una bolla rossa c’è anche nei Colli bolognesi, ma è la Barbera frizzante. Con l’arrivo della docg del Pignoletto, i Colli hanno scommesso con più convinzione su questo vino che potrebbe, nella sua espressione spumantizzata, costituire la vera alternativa – almeno per la ristorazione bolognese – allo strapotere del Prosecco doc. Ma siamo in collina, la raccolta viene effettuata perlopiù a mano e i costi sono diversi… di conseguenza, dato anche l’appeal del Prosecco e il suo prezzo contenuto come doc, il Pignoletto non ha avuto vita facile nemmeno nella sua città di elezione. Tuttavia, come anche i detrattori del vino da uva Grechetto riconosceranno, c’è un bel movimento in atto sulla qualità e sulla produzione biologica e biodinamica, che potrebbe determinare un cambio di pagina per questo vino. I vigneti di uva Grechetto gentile convivono con quelli degli internazionali che hanno una presenza ormai radicata tra le colline a sud-ovest di Bologna: il cosiddetto “Rosso Bologna” prevede almeno un 50% di Cabernet Sauvignon e il “Bianco Bologna” almeno un 50% di Sauvignon. Ma veniamo al sodo ovvero all’aspetto enoturistico.

Vista su Bologna da un vigneto in collina

DA QUI SI VEDONO LE DUE TORRI

I Colli sono davvero a due passi dalla città e i primi vigneti si trovano già all’interno del territorio comunale di Bologna. Il cuore della denominazione si trova però oltre il corso del Reno e comprende vari comuni, tra cui Sasso Marconi e Valsamoggia. Il paesaggio cambia completamente rispetto al centro cittadino e il clima anche, soprattutto d’estate quando il caldo a Bologna si fa insopportabile, mentre in collina le serate sono fresche e godevoli: è questo il periodo in cui i bolognesi, non trovando pace sotto i portici, migrano in alto per cenare all’aperto e conviene davvero prenotare per tempo. Infatti, ogni bolognese potrà consigliare senza difficoltà almeno 4-5 posti del cuore e alcuni di questi sono trattorie o agriturismo con annessa cantina. Gli imprenditori hanno investito da tempo in accoglienza, perché ai bolognesi si sono aggiunti i turisti di piacere o di affari che dai Colli possono raggiungere abbastanza in fretta la città (traffico permettendo) o le varie zone industriali della pianura, pernottando e soggiornando in tutt’altro contesto, dove inizia la salita verso l’Appennino e già si respira un po’ d’aria di Toscana. Di 50 Special, in effetti, non se ne vedono molte e purtroppo nemmeno di biciclette, perché le piste ciclabili scarseggiano, mentre nelle strade di fondovalle abbondano i Suv di pendolari che hanno scelto i Colli come dimora. I paesi intanto sono cresciuti in maniera piuttosto confusa e ci sarebbe molto da migliorare, ma dove si trovano le cantine il panorama diventa spesso incantevole. Insomma, val la pena di iniziare a conoscerli, questi “mitici” Colli, con o senza le ali sotto i piedi. Iniziando da cinque cantine che rappresentano solo una prima e parziale selezione di quanto offre il territorio. Qui troverete da bere, da mangiare e in alcuni casi anche da dormire

1. TIZZANO

Proprietà della famiglia Visconti di Modrone, Tizzano è una delle tenute più facilmente raggiungibili da Bologna ed è situata in una posizione a dir poco suggestiva. La strada che da Casalecchio di Reno sale verso l’Eremo omonimo offre una bella veduta del santuario di San Luca e del centro storico. A poca distanza dall’Eremo si trova la via che scende verso la tenuta, che i bolognesi (o almeno i fortunati invitati dalla proprietà per l’occasione) conoscono non solo per i vini che produce, ma anche per l’organizzazione dell’annuale festa del maiale che si tiene in gennaio e rievoca l’antica tradizione contadina della preparazione di salumi e altri prodotti ricavati dalla macellazione del suino. Orari di visita: dal lunedì al venerdì mattino e pomeriggio (8-12, 13.30-16.30), sabato e domenica solo al mattino (8-12). Non offre ristorazione

Panorama innevato a Tizzano

2. CORTE D’AIBO

Azienda vitivinicola e agriturismo molto frequentato nei fine settimana, Corte D’Aibo è un nome ormai storico (dal 1989) della coltivazione con metodo biologico dei Colli bolognesi. Un consiglio? Se siete amanti del trekking, parcheggiate l’auto nei pressi dell’Abbazia di Monteveglio – luogo di memoria dossettiana e piccolo borgo da visitare – e fatevi una bella camminata tra i boschi fino a raggiungere la Corte con i suoi vigneti incastonati in un paesaggio incantevole. L’agriturismo offre 12 camere e un ristorante con piatti della tradizione e altre proposte più elaborate, accompagnate naturalmente dai vini della tenuta. La prenotazione delle camere si può effettuare anche online.

Il biolago a Corte D’Aibo

3. TENUTA BONZARA

Il loro Bonzarone (100% Cabernet Sauvignon) fu tenuto a battesimo dal grande Gino Veronelli ed è diventato l’esempio di come si potesse fare qualità nel vino tra le colline di Bologna. A Tenuta Bonzara si sale dalla valle del Lavino e ne vale la pena. La famiglia Lambertini ha una storia ormai consolidata di accoglienza, e del resto il fondatore, il compianto Angelo Lambertini, oltre alla costruzione della cantina si dedicò anche alla ristrutturazione dell’antica osteria che divenne un ristorante, La Martinella del Poggio. Oggi quel ristorante è diventato La Trattoria di San Chierlo ed è anche il luogo ideale per abbinare i vini di Bonzara ai piatti della tradizione bolognese. Nella tenuta sono presenti un wine shop e quattro appartamenti affittabili all’interno di una casa in sasso. La cantina è visitabile e offre tre differenti modalità di wine experience.

Tenuta Bonzara

4. MANARESI

Si può definire come un’azienda “ad arte”, perché Manaresi è anche sede dell’Associazione Artistica Paolo Manaresi, successore di Giorgio Morandi all’Accademia delle Belle Arti di Bologna e grande artista del novecento (fu pittore e incisore). La nipote, Donatella Agostoni, è a capo di Manaresi con il marito Fabio Bottonelli. La struttura domina gli 11 ettari di vigneto e sorge al centro di una collina il cui nome, Bella Vista, è quantomai appropriato per descrivere la situazione che i wine lovers vi troveranno. Durante la bella stagione si organizzano vari eventi – Covid permettendo – e situazioni in ‘contaminazione’ fra arte-cultura-vino-paesaggio sulla terrazza panoramica o nel parco con vista su Bologna, nei locali della cantina vecchia o nella moderna zona degustazione con punto vendita diretta.

I vigneti di Manaresi

5. GAGGIOLI

Un’offerta a tutto tondo per questa tenuta di Zola Predosa, dal 1960 di proprietà della famiglia Gaggioli. Oltre alla produzione vitivinicola, è presente l’agriturismo Borgo delle Vigne, nato dalla ristrutturazione del vecchio fienile e attrezzato con sette camere vista vigneto a soli 13 km dall’aeroporto e 16 chilometri da piazza Maggiore. Ma Borgo delle Vigne è anche un ristorante aperto dal giovedì alla domenica con i vini Gaggioli e una carta tutta incentrata sul territorio, dalle paste ripiene alle immancabili tigelle e crescentine, e con l’uso di prodotti a km zero. È infine presente una biblioteca, che fa anche servizio di prestito libri, con ottocento volumi a disposizione: il luogo ideale dove consultare un testo degustando un calice di vino.

Gaggioli, sulle colline di Zola Predosa