Dal teatro allo yoga, le esperienze innovative di Kellerei Bozen

Cantina di Bolzano ha una marcia in più tra le cooperative del vino altoatesino. La direzione, racconta il direttore Mathias Messner, è quella di un’accoglienza capace di andare oltre la semplice visita aziendale

di Andrea Guolo
Dal teatro allo yoga, le esperienze innovative di Kellerei Bozen

La tappa finale di Bike & Wine Press Alto Adige, che si è svolta a inizio giugno tra Merano e Bolzano, è stata proprio la cantina sociale del capoluogo altoatesino. Kellerei Bozen o, in lingua italiana, Cantina di Bolzano, è una società cooperativa che oltre ad aver investito in qualità, forte di una compagine societaria di oltre 220 soci viticoltori, ha schiacciato l’acceleratore anche in accoglienza, in particolare dopo l’inaugurazione della sua nuova sede certificata CasaClima Wine.

L’obiettivo della cooperativa sorta nel 2001 dall’unione della storica cantina di Gries (fondata nel 1908) e quella di Santa Maddalena (fondata nel 1930) è far conoscere il vino non soltanto attraverso il calice, ma anche raccontando i luoghi, le persone e il lavoro che stanno alla base della produzione. Un percorso che parte dalla cantina e si allarga progressivamente ai vigneti dei soci, con nuove formule di accoglienza pensate per intercettare le diverse esigenze dei visitatori.

La proposta principale è la visita classica con degustazione, un’esperienza di circa due ore disponibile durante tutto l’anno, dal martedì al sabato. Il percorso permette di scoprire la nuova cantina e le diverse fasi del processo produttivo, per concludersi con l’assaggio di una selezione compresa tra sei e otto vini. Le visite vengono organizzate in italiano, inglese e tedesco e possono essere prenotate online attraverso la piattaforma Winaround.

Il direttore di cantina Mathias Messner (foto di Gilberto Bertini)

A questa formula si affiancano proposte più brevi, come la mini degustazione della durata di circa 45 minuti, e percorsi dedicati a chi desidera approfondire maggiormente la produzione. Tra questi c’è una degustazione più ampia, che permette di confrontarsi anche con vini particolari e alcune rarità della cantina.

Ma l’esperienza non si esaurisce tra le mura della struttura. La Cantina di Bolzano sta infatti lavorando per rafforzare il legame con il territorio attraverso le visite nei vigneti, realizzate anche in collaborazione con l’associazione turistica di Bolzano. Un modo per portare il visitatore direttamente nei luoghi dove viene coltivata l’uva e per dare maggiore visibilità al lavoro quotidiano dei soci.

È proprio questo uno degli aspetti che caratterizza la filosofia della cooperativa. «Ci vediamo come una cantina delle famiglie», spiega il direttore di cantina Mathias Messner, sottolineando il ruolo dei soci, che non sono soltanto conferitori ma parte integrante della realtà aziendale. Sono loro stessi, infatti, a mettere la propria faccia nel racconto del territorio e a mostrare con orgoglio i vigneti che curano durante tutto l’anno. Vigneti spesso seguiti con una cura quasi maniacale, «meglio di un giardino di casa», osserva Messner.

La struttura avveniristica di Cantina di Bolzano (foto di Gilberto Bertini)

L’offerta enoturistica è quindi in continua evoluzione e viene costruita anche sulla base delle richieste dei visitatori. Tra le iniziative più innovative c’è Teatro e vino, in programma a novembre, mentre tra le idee allo studio c’è una proposta che unisce yoga e degustazione: una sessione di yoga seguita da un momento conviviale dedicato ai vini della cantina.

La sfida, spiega Messner, è accompagnare questa crescita con una preparazione adeguata del personale. Le visite e le degustazioni vengono affidate esclusivamente a sommelier formati, in grado di raccontare con competenza sia i vini sia il territorio. Parallelamente, la cantina guarda sempre più alle esperienze all’aperto e allo sviluppo di nuove attività nei vigneti.

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