Cinque Terre e Salento, i wine lovers scelgono il mare

I risultati del Rapporto “Gli italiani e le esperienze enoturistiche”, a cura di Roberta Garibaldi in collaborazione con Ascovilo e The Data Appeal Company, mostrano la preferenza per i territori della costa italiana

di redazione
Cinque Terre e Salento, i wine lovers scelgono il mare

D’estate vince il mare, anche nel mondo del vino e anche per l’enoturismo. Ai primi cinque posti, tra le destinazioni preferite dai wine lovers, ci sono quattro mete di mare o in prossimità del mare: comandano Cinque Terre e Salento, al terzo posto c’è l’unico luogo estraneo alla costa ovvero il Chianti, ma al quarto posto c’è la Costiera Amalfitana e al quinto l’Etna. Sono questi i risultati evidenziati dal Rapporto “Gli italiani e le esperienze enoturistiche”, a cura di Roberta Garibaldi in collaborazione con Ascovilo e The Data Appeal Company.

Sorprende il fatto che Montepulciano, Montalcino e Langhe-Barolo occupino la seconda parte della top ten, essendo le mete più forti secondo la tradizione dell’enoturismo. E subito dietro ecco un’altra zona che si collega fortemente al mare ovvero la Gallura. La graduatoria evidenzia come il vino non rappresenti più soltanto la motivazione di una vacanza specialistica, ma diventi una componente qualificante di soggiorni più ampi: una visita in cantina, una degustazione o una cena tra i vigneti possono arricchire una vacanza al mare e portare i visitatori dalla costa verso l’entroterra rurale.

La preferenza per le destinazioni costiere non appare casuale. Nella scelta di una meta enoturistica, i primi fattori considerati dagli italiani sono il rapporto qualità-prezzo, indicato dal 76%, la bellezza del paesaggio rurale, al 75%, e la prossimità geografica, al 65%. Ancora più significativo è ciò che accade nella scelta della singola cantina: la bellezza del paesaggio rurale è il primo criterio, con il 73%, seguita dal rapporto qualità-prezzo, al 72%, e dalla prossimità, al 63%. La qualità e la notorietà dei vini si fermano al 60%. In altri termini, per il turista contemporaneo non basta più la forza dell’etichetta: la cantina viene scelta come parte di un paesaggio e di un’esperienza territoriale complessiva.

L’integrazione con la gastronomia rappresenta una delle trasformazioni più nette. Le degustazioni in cantina hanno coinvolto il 64% dei turisti italiani, contro il 49% rilevato nel 2024, con una crescita di 15 punti percentuali. Le visite in cantina sono passate dal 32% al 46%, aumentando di 14 punti.

Accanto alle forme più tradizionali, il 24% degli enoturisti si è recato in una cantina dotata di ristorante e il 19% ha provato piatti gourmet abbinati ai vini aziendali. La visita tende quindi a evolvere in un’esperienza più lunga, articolata e capace di distribuire la spesa tra vino, ristorazione e servizi. E andando a vedere i desideri futuri sia di italiani che di stranieri, il tema si rafforza.

Anche la reputazione digitale conferma la centralità della tavola . Locali e ristorazione concentrano il 43,2% delle 4,6 milioni di tracce digitali rilevate nelle destinazioni enoturistiche analizzate in collaborazione con The Data Appeal Company. Il sentiment del comparto raggiunge 86,6 su 100, mentre il tema “cibo” ottiene un Semantic Rating di 92 su 100, collocandosi tra gli elementi più apprezzati dell’intera esperienza.

«I dati disegnano due mappe complementari: quella del desiderio, che nell’estate italiana guarda sempre più al mare, e quella della reputazione, ancora guidata dai territori che hanno costruito nel tempo un sistema enoturistico maturo. Non dobbiamo scegliere tra turismo balneare ed enoturismo: dobbiamo utilizzare il vino e la gastronomia per rendere la vacanza più ricca, distribuire i visitatori tra costa ed entroterra e aumentare il valore generato da ogni presenza. Il dato di agosto ci ricorda, però, che attrarre non basta. Occorrono servizi capaci di reggere i picchi, esperienze differenti, prezzi coerenti con la qualità offerta, informazioni chiare e prenotazioni semplici anche durante il viaggio. La cantina deve diventare una tappa naturale della vacanza italiana, non un’esperienza difficile da trovare o da acquistare», ha commentato Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico.

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