La Valle Isarco è una delle aree vitivinicole più settentrionali d’Italia e un territorio che, attorno al suo centro di riferimento ovvero Bressanone, si è organizzato per fare del vino il filo conduttore di un’offerta sempre più ampia di esperienze.
Un esempio è il progetto “Il Sylvaner e la Valle Isarco”, dedicato a uno dei vitigni più rappresentativi di questo territorio. Un’iniziativa che mette in rete viticoltori, ristoratori e operatori turistici con un obiettivo comune: raccontare il vino non come semplice prodotto, ma come espressione di una cultura condivisa. Un progetto che dimostra come la collaborazione tra chi coltiva, cucina e accoglie possa rafforzare l’identità di un’intera destinazione.
Poi ci sono le esperienze offerte dai produttori e dalle strutture di ospitalità. Un esempio? Al Pacherhof, azienda vitivinicola e membro dei Vinum Hotels Alto Adige, gli ospiti vengono accompagnati tra i vigneti e nelle cantine storiche prima della degustazione. Tra le novità di quest’anno spicca Quota Mille, uno spumante metodo classico ottenuto da uve coltivate a mille metri di altitudine e affinato per 72 mesi sui lieviti.
Al Kuenhof, azienda biologica e biodinamica, le visite guidate raccontano il legame profondo tra clima, paesaggio e lavoro agricolo. «Molti ospiti oggi non cercano soltanto un buon vino, ma vogliono capire dove nasce e conoscere le persone che lo producono», racconta Simon Pliger.
Al Griesserhof il percorso inizia sempre all’aperto, tra i filari. Prima ancora del primo assaggio si parla di terroir, di lavoro manuale e di qualità. «Il vino non deve essere soltanto degustato, ma vissuto», spiega Paul Huber, convinto che siano proprio le storie a rendere memorabile un calice.
Anche il Taschlerhof apre regolarmente le porte della propria azienda con visite e degustazioni, mentre il Burgerhof Messner abbina la produzione vitivinicola all’ospitalità rurale: visite al maso, Buschenschank, degustazioni e appartamenti permettono agli ospiti di immergersi completamente nella vita del vigneto.

Bressanone, foto di Fabian Leitner
Al Hoandlhof, il vignaiolo Manni Nössing, tra i nomi più conosciuti della viticoltura altoatesina, propone degustazioni settimanali nella sua cantina, offrendo un incontro diretto con una filosofia produttiva che privilegia autenticità, carattere e forte identità territoriale.
Anche la Cantina dell’Abbazia di Novacella, custode di una storia vitivinicola lunga quasi nove secoli, amplia continuamente la propria offerta. Oltre alle visite guidate e alle degustazioni, da quest’estate propone anche suggestivi picnic tra i vigneti, un modo nuovo per vivere il paesaggio del monastero gustando i vini della Cantina insieme a specialità regionali.
Se molte destinazioni parlano di vino, poche possono raccontare una collaborazione come quella nata tra i vignaioli della Valle Isarco e Hansi Baumgartner, uno dei più noti affinatori di formaggi d’Europa. Nel laboratorio di Degust, il vino entra direttamente nel processo di maturazione. Gewürztraminer, Müller Thurgau, Lagrein, Rosenmuskateller, vinacce, foglie di vite e botti di legno diventano ingredienti dell’affinatura, trasformando il formaggio in un’autentica espressione del territorio. Il formaggio Golden Gel matura nelle vinacce del Nectaris della Cantina Valle Isarco, mentre il nuovo SassriGais, nato dalla collaborazione con Manni Nössing, viene affinato nelle vinacce di Müller Thurgau.
Tra gli hotel, Elephant è diventato negli anni un punto di riferimento internazionale grazie a una carta dei vini tra le più prestigiose d’Italia, tanto da essere inserito nella celebre Star Wine List. «Negli ultimi anni abbiamo accolto numerosi ospiti arrivati esclusivamente per la nostra carta dei vini», racconta il maître e sommelier Michael Falk.
Al Haller Suites & Restaurant, il vino è parte integrante dell’esperienza di soggiorno. Tra i momenti più apprezzati dagli ospiti c’è la Rebstunde, una degustazione di Kerner e Sylvaner direttamente tra i filari, accompagnata dai racconti sulla Valle Isarco e sulla sua cultura enogastronomica. Durante l’anno la struttura propone inoltre cene con i vignaioli, degustazioni e collaborazioni con produttori locali come Degust, confermando come il vino possa diventare un autentico filo conduttore dell’ospitalità.
Al Santre Dolomythic Home, il vino trova spazio nel raffinato vino.atelier, dove il sommelier Andreas Goller accompagna gli ospiti alla scoperta dei produttori e delle storie che si celano dietro ogni bottiglia. In autunno vengono inoltre organizzate visite alle cantine del territorio.
Anche il My Arbor interpreta il vino come esperienza: oltre la metà delle circa 1.200 etichette presenti in carta proviene dall’Alto Adige e le degustazioni si inseriscono in un percorso che unisce gastronomia, natura e incontri con i produttori locali.
Il Pacherhof, infine, rappresenta un caso particolare: qui gli ospiti possono soggiornare direttamente in un’azienda vitivinicola, vivendo il vino esattamente nel luogo in cui nasce.


