In bici da Lagundo a Castel Juval

Primo giorno di Bike&Wine Press Alto Adige, alla scoperta di una cantina da viticoltura eroica e di un wine relais con vista Merano

di Andrea Guolo
In bici da Lagundo a Castel Juval

A vederla dal basso, la salita incute un certo timore… Fortuna vuole che le bici scelte per la prima edizione di Bike & Wine Press Alto Adige siano delle formidabili e-bike che in salita salgono come se ci fosse l’anima di Marco Pantani a spingerle su per i tornanti che ci porteranno alla Weingut Castel Juval Unterortl, nostro punto di arrivo del primo giorno. Si parte da Lagundo, da un wine resort che si chiama Schloss Plars, e si arriva in cima alla collina di Castel Juval, per poi fare ritorno alla base lungo la pista ciclabile e sotto la conduzione di una guida della rete Biking Southtyrol di cui già abbiamo raccontato qualcosa su queste pagine. In pista, con i fondatori del format Bike & Wine Press, Giambattista Marchetto e chi vi scrive, e con l’ormai consolidato video maker Gilberto Bertini, torna un altro aficionado giornalista che pedala fino in cantina ovvero Emanuele Gobbi. E tre new entries, tutte del gentil sesso: Maria Giulia Pieroni di Elle, Francesca Ciancio in veste Winenews e Chiara Arcesi di QN-Il Giorno. Pronti via!

La salita verso Castel Juval – foto di Gilberto Bertini

TUTTO CICLABILE, FINO ALLA VETTA

Dopo una breve discesa da Schloss Plars, entriamo in pista ciclabile – in Alto Adige fortunatamente c’è una rete unica in Italia, che copre le maggiori valli e permette di pedalare in piena sicurezza – all’altezza delle panchine giganti di Lagundo (I troni di Trauttmansdorff), uno dei punti più instagrammabili anche grazie al breve tunnel di siepi che portano alle panchine e si trovano all’altezza del punto di arrivo del “piccolo Stelvio”, una serie di tornanti tutti ciclabili che portano dal corso dell’Adige a questo punto panoramico sulle Alpi Sarentine e sulla città di Merano. In fondo, sulla destra, appare la sede di Forst, la fabbrica di birra per cui molti in Italia e nel mondo hanno familiarità con il borgo di Lagundo, dove è stata fondata nell’omonima località (che significa “foresta”).

Raphael Burki – foto di Gilberto Bertini

Dopo il rito delle foto di gruppo, si procede lungo la bella ciclabile – poco impegnativa, con qualche piccolo saliscendi al massimo – per una decina di km fino ad arrivare all’imbocco della salita di Castel Juval, unico sforzo da mettere in conto per questa prima giornata. Il “motorino” delle e-bike si rivela prezioso per darci la “spinta” utile ad affrontare la prova, e quando incontriamo i vigneti pensiamo alla fatica decisamente più ardua che devono affrontare i vignaioli durante l’estate, quando il sole peraltro scotta e non aiuta. Così, senza troppe lamentele, saliamo a testa bassa fino a raggiungere la cantina, che si trova esattamente sopra la strada che dal fondovalle dell’Adige conduce in val Senales. Ad attenderci c’è Raphael Burki insieme a Christine. Hanno lavorato e vissuto in Svizzera e in Nuova Zelanda, prima di realizzare il loro sogno in questo angolo incantevole di val Venosta, coltivando poco più di 4 ettari di vigna su ripidi pendii per dar vita a poche bottiglie – 40mila in tutto – di vini certificati bio dal 2023. La parte più consistente è rappresentata dal Pinot Bianco, anche se la tipologia che ci è rimasta nel cuore è il Riesling. Fanno poi una piccolissima produzione di Schiava, il vino “storico” dell’Alto Adige e in particolare di Bolzano: parliamo di 300 bottiglie, anzi 299 ormai, perché la trecentesima è stata aperta per l’occasione. “L’enoturismo è molto importante, per noi e per tutto l’Alto Adige”, racconta Raphael. “Noi siamo aperti durante la settimana ma solo su appuntamento, perché non è facile essere presenti se contemporaneamente dobbiamo occuparci dei vigneti. E poi ci siamo il sabato, dalle 10 alle 16”. Le loro bottiglie si possono degustare in loco ma si trovano anche in diversi ristoranti della provincia di Bolzano e nelle città di Roma, Bologna, Firenze, Torino. Inoltre, un 20% della produzione è destinato all’estero. “Quel che per noi conta di più è la freschezza dei nostri vini, resa possibile anche dal vento che scende dalla val Senales e che è la base di una forte escursione termica nei mesi estivi”, aggiunge Burki.

La salita verso Castel Juval – foto di Gilberto BertiniDopo il rito delle foto di gruppo, si procede lungo la bella ciclabile – poco impegnativa, con qualche piccolo saliscendi al massimo – per una decina di km fino ad arrivare all’imbocco della salita di Castel Juval, unico sforzo da mettere in conto per questa prima giornata. Il “motorino” delle e-bike si rivela prezioso per darci la “spinta” utile ad affrontare la prova, e quando incontriamo i vigneti pensiamo alla fatica decisamente più ardua che devono affrontare i vignaioli durante l’estate, quando il sole peraltro scotta e non aiuta. Così, senza troppe lamentele, saliamo a testa bassa fino a raggiungere la cantina, che si trova esattamente sopra la strada che dal fondovalle dell’Adige conduce in val Senales. Ad attenderci c’è

I vini di Castel Juval – foto di Gilberto Bertini

WINE RELAIS CON PISCINA

Prima legge del ciclismo: a ogni faticosa salita seguirà una ripida discesa. E quindi il rientro è ben più divertente, anche se la discesa da Castel Juval la facciamo con i freni ben schiacciati perché è pur sempre una ciclabile e magari ti arriva dietro la curva il ciclista che sfida la montagna. Rientriamo quindi, per la stessa via dell’andata, allo Schloss Plars dove il proprietario Andreas Theiner ci racconta un po’ di cose su questa bella struttura con tanto di piscina vista Merano e vista vigneti, quelli da cui nascono i vini della tenuta. “Tutto ebbe inizio nel 1911, l’anno in cui mio nonno comprò la cantina. E già dai primi anni esportava i suoi vini in Austria e in Svizzera. Poi abbiamo iniziato ad affittare le camere dagli anni Sessanta, periodo in cui mio padre puntò sulla coltivazione delle mele, espiantando le vigne. Poi sono arrivato io e con mia moglie Irene siamo tornati al passato. Oggi siamo un B&B di posizionamento alto e anche una cantina”. Per visitare la tenuta si può decidere di pernottare in una delle belle camere, ciascuna con il nome di un vino, o prenotare un tour, disponibile ogni martedì, che include la visita ai vigneti, alla cantina storica del castello e la degustazione dei vini. In alternativa, il venerdì si svolgono le visite in cantina con degustazione ma senza passaggio in vigneto. “La nostra unicità? Essere a Lagundo, dove non ci sono altre cantine. Siamo gli unici produttori di vino in un paese che è famoso soprattutto per la birra. E i nostri vini sono davvero “nostri”, frutto delle nostre mani e del nostro lavoro. Cerchiamo di ottenere sempre una bella freschezza, nei bianchi come nei rossi. Perché quel che conta, per me, è che un vino non stanchi mai chi lo beve”.

Tra le vigne di Schloss Plars – foto di Gilberto Bertini

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