Marilisa Allegrini: “Credo nell’enoturismo e investirò nel wellness”

Intervistata da Italianwinetour alla consegna del Premio Khail 2026, “Lady Amarone” racconta i nuovi progetti in cantiere per l’accoglienza a Bolgheri, Montalcino e Valpolicella

di Andrea Guolo
Marilisa Allegrini: “Credo nell’enoturismo e investirò nel wellness”

La donna del vino italiano più conosciuta al mondo, grazie ai tanti successi imprenditoriali raggiunti nel corso della sua vita e a copertine che sono entrate nella storia, come quella di Wine Spectator del 2017 (prima donna italiana a conquistare la prima pagina del giornale più autorevole del settore). Marilisa Allegrini ha conquistato un altro premio di prestigio durante l’edizione 2026 di VinoVip a Cortina d’Ampezzo ed è il Premio Khail, istituito da Civiltà del Bere e dedicato alla memoria del fondatore della rivista. “Marilisa Allegrini è una figura che ha saputo affermarsi come celebrità internazionale del vino. Con instancabile passione ha promosso non solo i territori in cui opera, ma ha anche contribuito a elevare il livello della comunicazione del vino italiano nel mondo. Attraverso iniziative curate con straordinaria attenzione ai dettagli, ha saputo trasmettere quell’eleganza ricca di contenuti che rappresenta uno dei tratti distintivi dello stile italiano” ha spiegato Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere. “È una grande emozione”, ha commentato Allegrini pochi istanti dopo la conclusione della cerimonia. “Pino Khail è stato un grande, ha contribuito a far comprendere a noi produttori la nostra forza e le nostre capacità, in anni in cui ancora il vino italiano non aveva il grande appeal che poi ha avuto successivamente. Ed era una persona straordinaria da ascoltare, nelle occasioni ufficiali, perché le sue motivazioni legate all’essere produttori di vino, e nel puntare sempre ed esclusivamente sulla qualità e sulla divulgazione del vino italiano, erano a dir poco suggestive. Oggi, ancor più, serve questa consapevolezza, perché siamo di fronte a sfide importanti”.

Quali sono le basi con cui affrontate queste sfide? E con quale consapevolezza?

Intanto bisogna tenere gli occhi aperti, non sottovalutare assolutamente niente, conoscere i nostri mercati di riferimento, i plus della nostra produzione, i nostri partner commerciali. Quindi, se fino a oggi siamo stati molto attenti, da ora in avanti lo dobbiamo essere ancora di più. Dobbiamo lavorare bene e farlo a 360 gradi perché il concetto di qualità non deve soltanto essere interpretato, ma sempre più valorizzato.

Cosa la preoccupa di più, nella situazione attuale?

Il cambiamento climatico. Questo fatto storico mette in discussione molte delle pratiche finora adottate in viticoltura. Se fino ad ora siamo stati rispettosi della natura, adesso bisogna diventare “scientifici” per calcolare ogni azione effettuata in vigneto.

Nel 2023 è avvenuta la “separazione” all’interno della vostra famiglia e oggi lei controlla le aziende Poggio al Tesoro a Bolgheri, San Polo a Montalcino e Villa della Torre in Valpolicella. Come stanno andando le vostre tenute?

Avendo differenziato, attraverso gli investimenti in Toscana, mi sento in una posizione abbastanza favorevole. Poggio al Tesoro, a Bolgheri, nasce 25 anni fa, quindi comincia ad avere partnership importanti nel mondo e anche in Italia, dove il mercato risponde bene a questi vini. Montalcino è un grande classico e i vini di Montalcino hanno sempre la loro nicchia di mercato. La Valpolicella, in questo momento, è per me l’azienda più recente ma anche la più piccola, ed è supportata da una struttura ricettiva bellissima come Villa della Torre. In sostanza, il mio gruppo presenta diverse componenti, che vanno dalla produzione all’ospitalità. E io sono abbastanza soddisfatta dei risultati raccolti finora. L’enoturismo, in particolare, oggi è una realtà primaria all’interno del mondo del vino.

Marilisa Allegrini riceve il premio Khail da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del Bere

Nell’enoturismo lei, con Villa della Torre, è sicuramente stata tra i precursori all’interno della Valpolicella. Che prospettive di sviluppo vede in quest’ambito?

Diciamo che la Valpolicella, essendo vicina al Lago di Garda e a Verona, ha tante potenzialità, ma proprio trovandosi in mezzo a questi due “giganti” del turismo e della capacità ricettiva, dal punto di vista dell’ospitalità non offre moltissimo. È quindi opportuno investire nella specializzazione turistica del vino, che è l’attività base del territorio. Il turista non deve venire solo ad assaggiare il vino, ma deve avere a disposizione un’esperienza a 360 gradi, partendo dal coinvolgimento del produttore. Io per esempio, anche per passione personale, spesso mi metto a cucinare per i miei ospiti, e sono cose che la gente apprezza, così come i corsi di cucina, le passeggiate nei vigneti, lungo le nostre colline come La Fumana, dove abbiamo creato un percorso di architettura rurale e dove vogliamo valorizzare l’agricoltura rigenerativa. E un altro argomento che mi piace è quello del wellness legato al mondo del vino.

Perché le interessa il wellness?

Ho una figlia che è medico, ed è lei che sta indirizzando le aziende su questo percorso. Ora quel che abbiamo fatto a Villa della Torre lo stiamo facendo anche a Bolgheri e a Montalcino. Quindi chi viene a visitarci potrà degustare, mangiare, apprezzare il cibo, il vino, visitare i vigneti, ma anche soggiornare da noi.

Un’ultima domanda in prospettiva: dopo Valpolicella, Bolgheri e Montalcino, ci sono altri territori dove vi interesserebbe essere presenti? In sostanza: avete intenzione di acquistare qualcosa altrove?

In questo momento io sono molto concentrata in quello che sto facendo e devo ultimare tutte le iniziative che mi sono prefissata come obiettivo. Peraltro, nel mio caso, parlare di Valpolicella è un po’ improprio, perché produciamo anche il Lugana da vigneti di proprietà e due Soave cru. Bisognerebbe parlare quindi di Verona in senso più ampio. Oggi c’è dunque da consolidare la produzione veronese e gli obiettivi che ci siamo posti per il futuro: ultimare le strutture ricettive e realizzare la cantina di Villa della Torre che merita un luogo di vinificazione allineato alla bellezza della struttura.