Scende il vino ma decolla l’enoturismo

A livello mondiale, vale oggi 46,5 miliardi di dollari e le stime indicano un incremento medio annuo del 12,9%. La sfida principale? Attrarre wine lovers in autunno e inverno. Lo svela la ricerca presentata a Hospitality (Riva del Garda) da Roberta Garibaldi e Srm (Intesa Sanpaolo)

di redazione
Scende il vino ma decolla l’enoturismo

In un momento storico caratterizzato da un crollo dei consumi di vino, al minimo storico dal 1961, l’enoturismo vola al ritmo del +12,9% annuo. E il business non è ancora maturo, perché le prospettive di crescita sono ampie e riguardano soprattutto gli stranieri in Italia e la destagionalizzazione. Ad affermarlo è il rapporto “Quando il vino incontra il turismo-Numeri e modelli delle cantine italiane”, presentato oggi a Hospitality-Il Salone dell’Accoglienza (Riva del Garda) da Roberta Garibaldi (presidente Aite-Associazione italiana turismo enogastronomico) e Srm Centro Studi e Ricerche (Intesa Sanpaolo).

Il rapporto analizza i dati sulle visite in cantina, e appaiono chiare le prospettive di ulteriore sviluppo dell’economia fondata sull’enoturismo in Italia. Il pubblico è composto in larga parte da turisti nazionali, che rappresentano il 55% dei visitatori e salgono al 62% se si considerano anche i residenti e i visitatori di prossimità, componente più ridotta ma al tempo stesso strategica per la fidelizzazione e le vendite dirette. Gli stranieri si fermano al 32%, una quota inferiore rispetto ad altri contesti europei e internazionali. E la composizione del pubblico risulta sorprendentemente simile tra piccole e grandi aziende, a indicare che la limitata internazionalizzazione è una caratteristica strutturale dell’intero comparto.

Inoltre, c’è un grande potenziale di sviluppo per le stagioni “fredde” e in particolare per l’autunno, meno valorizzato in Italia rispetto a Paesi come la Francia, dove rappresenta il periodo di massima affluenza. A oggi, primavera ed estate, messe insieme, rappresentano il 68% delle visite.

Infine, l’apertura al pubblico tende ancora a escludere i giorni più “caldi” per numero di visite. Le cantine italiane in occasione di festività nazionali tendono a non prestare servizio. Questo dipende spesso dalle dimensioni aziendali, perché le realtà più grandi garantiscono una maggiore regolarità di apertura, grazie a una struttura organizzativa più solida.

Messi assieme, questi tre fattori possono dare un impulso aggiuntivo a un turismo in piena crescita. A livello mondiale, l’enoturismo vale 46,5 miliardi di dollari e le stime indicano un incremento medio annuo del 12,9%. Si aggiunge un altro aspetto, messo in evidenza da Roberta Garibaldi: quello della governance del fenomeno enoturistico. “Le imprese chiedono politiche prevedibili, accessibili e coerenti con le specificità dell’enoturismo, evitando discontinuità che rischiano di frenare la propensione a investire. Importante è anche l’accessibilità in tutte le sue forme. Accanto agli aspetti regolativi ed economici, emerge la richiesta di una governance più coordinata e strategica, in grado di fare sistema tra turismo, agricoltura, cultura e sviluppo territoriale. La promozione integrata, il marketing territoriale e il coordinamento tra livelli istituzionali sono percepiti come leve decisive per valorizzare appieno il potenziale dell’enoturismo”, ha commentato l’autrice della ricerca.

Nel frattempo, Riva del Garda Fierecongressi conferma gli investimenti messi in atto con la manifestazione Hospitality e consolidati con l’ingresso sulla scena italiana di Fine Italy, in partnership con Feria de Valladolid, la cui seconda edizione si terrà il 27-28 ottobre sempre all’interno del quartiere fieristico della località trentina, dopo i buoni risultati ottenuti nel 2025.

“L’enoturismo – ha affermato la Dg di Riva del Garda Fierecongressi, Alessandra Albarelli – rappresenta oggi una delle leve più potenti per lo sviluppo dei nostri territori, capace di generare un indotto che va ben oltre il calice di vino. L’analisi evidenzia però una frammentazione che rischia di frenare il pieno potenziale del settore, specialmente sul fronte dell’internazionalizzazione e della destagionalizzazione.Il nostro ruolo come Riva del Garda Fierecongressi, attraverso manifestazioni come Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza e Fine Italy, è proprio quello di favorire il dialogo tra pubblico e privato, creando quell’ecosistema integrato che le imprese richiedono a gran voce. Solo facendo sistema possiamo trasformare l’eccellenza del nostro prodotto in una destinazione turistica matura e competitiva a livello globale”.

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