In un castello parmense si trova un imperdibile museo del vino

A Sala Baganza, la splendida Rocca Sanvitale custodisce storia e memorie legate al passaggio dall’antico al nuovo modo di bere il nettare di Bacco ovvero senza allungare con acqua

di Andrea Guolo
In un castello parmense si trova un imperdibile museo del vino

Probabilmente molti dei nostri lettori sapevano che Giuseppe Garibaldi era appassionato di Malvasia, tanto da dedicarsi alla coltivazione di quest’uva nella sua Caprera. Ma pare che il nostro eroe dei due mondi fosse appassionato anche di una marchesa, Teresa Arandi-Trecchi, dalla cui tenuta di Maiatico (Parma) raccolse alcuni vitigni che poi innestò nell’isola della Sardegna. Di Fortana, invece, era “ghiotto” o per meglio dire assetato Giuseppe Verdi, che da Milano negli ultimi anni di vita dava ordini al suo fattore della tenuta di Sant’Agata su come si doveva vinificare l’uva da lui tanto amata. Sono questi, e molti altri, i piccoli “segreti” che è possibile apprendere visitando il Museo del Vino che si trova nella Rocca di San Vitale a Sala Baganza, uno dei castelli più affascinanti della provincia di Parma, in uno dei musei (legati al cibo) della rete creata a partire dal 2004 e che oggi conta ben nove sedi, con una decima in arrivo proprio nella città capoluogo.

La sala con video circolare del museo

“Nella Rocca Sanvitale, un piccolo museo racconta la storia del vino nel territorio di Parma, a partire dalle origini in epoca romana, per poi affrontare il suo sviluppo nel periodo medievale, nel Rinascimento, fino ai nostri giorni”, afferma Giancarlo Gonizzi, coordinatore dei Musei del Cibo. “Qui incontriamo la viticoltura, le tecniche di coltivazione, la lavorazione e la trasformazione, ma anche tutto quello che gira intorno al vino: la storia della botte, della bottiglia, del tappo, del cavatappi. Soprattutto, troviamo e scopriamo un modo di bere il vino che ha fatto la storia”. Di cosa si tratta? Del passaggio dal modo di bere degli antichi romani a quello del “mondo barbarico” che, contrariamente alla cattiva fama ereditata dal passato, qualche merito lo ebbero in quest’ambito. Furono loro, infatti, a togliere la cattiva abitudine di annacquare il vino, modo che nell’antica Roma si usava per alleggerire la bevanda alcolica e che oggi fa rabbrividire tutti gli appassionati del vino. “Fu in questo territorio – prosegue Gonizzi che nacque, nel mondo barbarico, il modo moderno di bere il vino nel bicchiere e non diluito ma “schietto”, come ancora oggi noi sappiamo fare. È in questo luogo che la storia cambia le sue righe, i suoi racconti e all’interno del museo è possibile scoprirlo anche visitando la sotterranea ghiacciaia, dove siamo immersi nel mito e nella storia del vino che dall’antichità ad oggi ci racconta i suoi profumi e le sue emozioni”.

Cavatappi in mostra

La Cantina dei Musei del Cibo è un percorso espositivo e sensoriale interamente dedicato al vino di Parma, alla sua storia e alla sua cultura. La viticoltura nel Parmense era ben sviluppata in epoca romana, e ha lasciato importanti testimonianze culturali. L’allestimento museale lo testimonia attraverso sei differenti sezioni.

La prima sala, allestita in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale, è dedicata alla archeologia del vino nel parmense, con oggetti e immagini provenienti dagli scavi del territorio, che testimoniano come sia nato proprio in questa zona, introdotto dalle popolazioni celtiche, il modo “moderno” di bere il vino, schietto e in bicchieri, abbandonando l’uso greco e latino di vini annacquati e speziati.

La seconda sala approfondisce gli aspetti legati alle caratteristiche della pianta della vite e alla viticultura, ripercorrendo le tracce di questa coltivazione nel parmense, presentando anche attrezzi e oggetti d’uso del secolo scorso e un filmato sulla tecnica della vite “maritata” agli alberi in filari, tipica della zona. Attrezzi e oggetti antichi raccontano, all’interno della terza sala, la vendemmia e la preparazione del vino, mentre immagini e documenti narrano le storie del vino del territorio: dalle Arti medievali alle tecniche francesi introdotte dai Borbone, all’amore di Garibaldi per la Malvasia, alla passione per la viticultura di Giuseppe Verdi.

Antichi strumenti di lavoro

La discesa nella affascinante ghiacciaia rinascimentale si trasforma in una esperienza avvolgente: immagini a 360° raccontano, nel cuore del museo, il ruolo della vite e del vino nel rito, nella storia e nell’arte, immersi in una cultura millenaria ricca di tradizioni.

Dopo aver attraversato il fossato della Rocca, si approda alla sala delle botti. Qui si scopre la storia dei contenitori per il vino e dei mestieri ad essi correlati: il vetraio e il bottaio. Ma anche la storia del tappo, del cavatappi e dell’etichetta.

La sesta sala presenta i frutti della viticultura parmense: i pionieri del settore, le varietà coltivate, i vini prodotti, perfetti per essere abbinati al formaggio e ai salumi d’eccellenza del territorio, le cantine da visitare nella zona, il ruolo del Consorzio dei Vini dei Colli di Parma a salvaguardia della qualità di un prodotto in continua crescita. E il percorso si conclude con la degustazione nell’enoteca nei sotterranei della Rocca.

Il circuito dei Musei del Cibo della provincia di Parma è composto, oltre al Museo del Vino di Rocca Sanvitale, dal Museo del Parmigiano Reggiano a Fontevivo, del Culatello di Zibello e del Masalén a Polesine, della Pasta e del Pomodoro a Collecchio, del Salame a Felino, del Prosciutto di Parma a Langhirano, del Fungo Porcino a Borgotaro e del Tartufo di Fragno a Calestano. Quello in arrivo a Parma sarà invece un museo diffuso, ma per scoprirlo occorre attendere ancora qualche mese…

Museo del Vino c/o Rocca Sanvitale

piazza Gramsci, Sala Baganza (PR)

Orari apertura: dal 1° marzo all’8 dicembre, sabato, domenica e festivi 10 – 18.

www.museidelcibo.it