Sui Colli Piacentini con la famiglia Segalini

In Val d'Arda, tra castelli medievali e vigneti che scendono dolci verso la pianura, una storia di famiglia racconta cinquant'anni di passione per il vino. Due cantine, due generazioni, una terra straordinaria tutta da scoprire.

di redazione
Sui Colli Piacentini con la famiglia Segalini

I Colli Piacentini sono uno dei paesaggi enogastronomici più ricchi e meno raccontati d’Italia. Basta seguire il filo delle valli — la Trebbia, la Nure, l’Arda — per capire di trovarsi in un territorio dove la vite affonda radici antichissime: tracce di vinaccioli e radici di viti fossili testimoniano che la vite era già conosciuta in zona tra il 2000 e il 700 a.C., e ai tempi dei romani la vitivinicoltura locale era così rinomata che Cicerone rimproverò pubblicamente il suo avversario politico Lucio Calpurnio Pisone, nativo di Piacenza, di far onore eccessivamente ai vini della sua provincia.

Ed è qui, tra i vigneti che circondano Gropparello e nella vicina Carpaneto Piacentino, che si muove la storia della famiglia Segalini, una storia che attraversa due generazioni e due cantine, e che racconta questo territorio forse meglio di qualsiasi guida.

CANTINA ALBASI: CINQUANT’ANNI DI GUTTURNIO

Inizia tutto nei primi anni Settanta, quando Pietro Albasi decide di scommettere su questo territorio. La cantina che porta il suo nome — oggi registrata come Cantine Albasi di Albasi Michela e Segalini Luigi — ha mantenuto fede a quell’intuizione originale per oltre mezzo secolo, con un obiettivo dichiarato fin dall’inizio: puntare sulla qualità del prodotto.

Il vino simbolo di questo territorio è il Gutturnio, e Cantina Albasi ne custodisce tutte le declinazioni. Il nome è già storia: deriva da un’antica coppa vinaria romana ripescata nel Po nell’Ottocento, e riassume perfettamente il legame profondo tra questa terra e il vino. Il Gutturnio Superiore Fermo, prodotto dall’unione di Barbera e Bonarda, si presenta con un colore profondamente rosso dai riflessi brillanti; all’olfatto regala note di more e prugna con leggero sentore di spezie, e conquista al gusto con il suo sapore tipicamente barricato, caldo e persistente.

Accanto al Gutturnio — proposto sia nella versione frizzante, briosa e conviviale, sia in quella superiore, più strutturata e adatta alle grandi occasioni — la cantina produce un Ortrugo Frizzante DOC fresco e secco con note di mela verde e fiori di campo, e una Malvasia di Candia Aromatica frizzante, fragrante di salvia, pesca e agrumi. La gamma si completa con spumanti prodotti con il metodo Martinotti-Charmat, che esaltano in una veste più moderna la freschezza aromatica delle uve piacentine.

È una produzione radicata nella tradizione, quella di Cantina Albasi, pensata per accompagnare la tavola piacentina — quella vera, generosa, fatta di salumi Dop, pisarei e fasò, tortelli con la coda. Tra i piatti irrinunciabili in questa zona ci sono i pisarei e fasò, piccoli gnocchi di farina e pangrattato con fagioli cotti nel sugo, e i tortelli piacentini, detti anche “tortelli con la coda” per via della forma particolare, farciti di spinaci e ricotta e serviti con burro e salvia. Abbinamenti naturali, quasi automatici, con il Gutturnio frizzante che trova abbinamento naturale con i salumi, pulendo il palato con la sua vivacità.

Le porte della cantina, a Carpaneto Piacentino, sono aperte per chi desidera scoprire da vicino questo mondo: degustazioni, visita ai vigneti e la possibilità di conoscere di persona la storia che ha costruito questa realtà.

TENUTA MULINO SEGALINI: IL VINO CHE GUARDA AVANTI

Il cognome Segalini ricompare qualche chilometro più in su, tra le dolci pendenze di Gropparello. È qui che nel 2022 Riccardo ha fondato la Tenuta Agricola Mulino Segalini, con alle spalle la cultura della cantina di famiglia, ma con un approccio proprio.

La filosofia della tenuta si fonda su un’agricoltura che dialoga con la natura: processi di vinificazione poco invasivi, rispetto dei cicli vitali della vite e un obiettivo dichiarato — produrre vini di qualità che siano allo stesso tempo accessibili, capaci di emozionare sia l’esperto che il semplice appassionato.

I vigneti coltivano Barbera, Croatina e Cabernet Sauvignon tra i rossi, Malvasia di Candia Aromatica e la rara Malvasia Rosa tra i bianchi. Un mosaico di caratteri che mescola l’identità del territorio piacentino a qualche tocco internazionale.

I vini che ne escono hanno già nei nomi una dichiarazione di intenti. Il Tannino, uvaggio di Barbera, Croatina e Cabernet Sauvignon, è un rosso fermo strutturato e avvolgente, con note di frutta matura, spezie e un tannino presente ma vellutato — vino che trova abbinamento naturale con la coppa piacentina DOP o una spalla cotta. Tic-Tac è una Malvasia di Candia Doc in versione ferma e secca, scelta controcorrente per un vitigno spesso associato all’effervescenza: intenso, sapido, verticale, perfetto per i piatti di pesce e per l’aperitivo. Ma il vino che meglio racconta la personalità della tenuta è Alterigia, una Malvasia Rosa rifermentata in bottiglia — perlage fine, colore rosa antico, profumi di piccoli frutti rossi e petali, palato secco e teso. Un vino che si discosta nettamente dai canoni più diffusi della Malvasia piacentina.

UN ITINERARIO TRA LE DUE CANTINE

Chi visita questo territorio può facilmente costruire un itinerario che tocchi entrambe le realtà in una sola giornata. Carpaneto Piacentino, dove si trova Cantina Albasi, dista meno di un quarto d’ora di auto da Gropparello. Si può partire la mattina da Carpaneto — visitando anche il centro storico del borgo, con il suo castello medievale dell’XI secolo — risalire verso Gropparello per esplorare la Tenuta Mulino Segalini tra i vigneti, e concludere la giornata al castello di Gropparello o in uno dei ristoranti tipici della zona, dove i tortelli con la coda e i pisarei e fasò aspettano di essere innaffiati con le etichette appena scoperte.

Per chi vuole andare oltre, la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini è un percorso di circa 150 km tra le principali valli dell’Appennino Piacentino: tra borghi e castelli non mancano gli ottimi vini locali — dal bianco Ortrugo al rosso Gutturnio — i salumi piacentini e i formaggi Dop.

Il tutto a circa settanta chilometri da Milano. Una destinazione vicinissima, ancora poco conosciuta, che custodisce una tradizione enogastronomica di grande spessore. E due famiglie, i Segalini, che da decenni la raccontano in bottiglia — con la fedeltà alla tradizione di chi ha costruito qualcosa nel tempo, e la curiosità di chi sa che la storia più bella deve ancora essere scritta.

Un evento in cantina con i celebri salumi piacentini

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