El “triplete” di Marano Lagunare: barca, cantina e finale al Molo

Bortolusso Vini ha ideato una proposta innovativa e “sartoriale” per i turisti. Visita alla Laguna, tasting in azienda e pranzo o cena nel ristorante più bello del centro storico

di Andrea Guolo
El “triplete” di Marano Lagunare: barca, cantina e gran finale al Molo

A Marano Lagunare l’enoturismo diventa un’esperienza bespoke che inizia in cantina, prosegue in barca e si conclude in un ristorante affacciato sulla laguna più grande del Friuli Venezia Giulia. Ad averla ideata è la famiglia Bortolusso e in particolare Luca Bortolusso, esponente di quarta generazione, che gestisce Hostaria al Molo, il più bel ristorante del centro storico della località lagunare, forte di un prodotto ittico freschissimo e locale, dei vini della cantina di famiglia e soprattutto di un panorama unico, quello che si può ammirare dai tavoli del ristorante affacciato sul molo. Il padre Sergio Bortolusso, che è l’uomo della cantina ovvero il titolare dell’azienda Bortolusso Vini – si trova in piena laguna e dalla sede si può raggiungere l’Hostaria a piedi – definisce la proposta sviluppata dal figlio come dei “veri e propri pacchettini, capaci di mettere insieme i diversi elementi dell’identità familiare: la visita in cantina, la degustazione, l’escursione in barca nella laguna e infine il pranzo o la cena affacciati sul porto di Marano”.

Veduta dall’alto della tenuta Bortolusso

DECIDE L’OSPITE
Il percorso più completo parte dalla cantina con l’assaggio di quattro o cinque vini accompagnati da piccoli crostini. Da qui ci si sposta verso il porto, dove Luca accoglie gli ospiti sulla barca per un’escursione di circa due ore nella laguna. A bordo non manca un secondo momento conviviale, con vini Bortolusso e cicchetti, mentre il paesaggio diventa parte integrante della degustazione. L’esperienza può infine concludersi all’Osteria Al Molo, con un pranzo o una cena a base di pescato locale, come quella che abbiamo provato noi di Italianwinetour in una giornata spettacolare di inizio ottobre: antipasto di fasolari, eccellenti spaghetti alle vongole (“peverasse”) senz’aglio per nostra richiesta (si può fare, si può fare…) e una frittura di calamari asciutta e croccante come poche. Tutto viene costruito su richiesta, lasciando agli ospiti la possibilità di scegliere le diverse tappe e personalizzare il proprio itinerario.
“Luca ha a disposizione una barca che porta dodici persone e accompagna gli ospiti alla scoperta della laguna, sempre con un aperitivo, i cicchetti e i nostri vini”, racconta Sergio, che porta avanti l’attività di una cantina la cui storia prese il via con il nonno Romano, il quale passò la propria vita acquistando terreni bonificati a Marano, che poi il figlio Emiro, imprenditore visionario, destinò a vigneto. Un patrimonio non indifferente, ben 50 ettari, che oggi danno l’uva alla cantina, creando un sistema di filiera tutta interno, fondamentale per la qualità del vino prodotto da Bortolusso. L’unicità della cantina è però il territorio lagunare. Un luogo che, se non fosse per le idrovore sempre in funzione, sarebbe destinato a tornare palude, qual era prima delle bonifiche. E il valore aggiunto di operare in questa laguna è proprio la possibilità di entrare in contatto con un ambiente ancora fortemente identitario: “Si scoprono il modo di vivere dei pescatori, i casoni, la pesca fissa e quella migratoria, gli uccelli e i diversi biotopi. È un ambiente meraviglioso”, commenta Sergio.

Un casone da pesca della laguna di Marano

UN MODELLO DI ACCOGLIENZA
L’accoglienza, del resto, è uno dei punti di forza della cantina. Tutto è volutamente informale e familiare: anche chi arriva senza prenotazione può essere accolto per un assaggio e per l’acquisto diretto. Per chi desidera fermarsi più a lungo vengono invece organizzate degustazioni strutturate, accompagnate da prodotti tipici. “Chi viene da noi non deve porsi problemi”, sottolinea Bortolusso. La cantina rimane aperta dal lunedì al sabato durante tutto l’anno e, da novembre a maggio, garantisce anche l’apertura della domenica mattina dalle 9 alle 12, una consuetudine portata avanti da circa 25 anni.
L’Hostaria Al Molo rappresenta il naturale approfondimento gastronomico di questa esperienza e, al tempo stesso, la continuazione di un’attività di ristorazione che fu anch’essa avviata da quel genio di Emiro Bortolusso, il quale doveva fare i conti con il peso dei debiti generati per acquistare così tanta terra. E, una volta avviata la produzione vitivinicola, pensò che non c’era modo migliore per vendere il vino – e soprattutto modo migliore per farsi pagare a vista da chi lo acquistava – della mescita accompagnata da un piatto di pesce. Così recuperò un vecchio casone in laguna, nei pressi di Lignano, utilizzato da un pescatore per le sardine, e lo trasformò in un ristorante semplice e autentico. Poi arrivò Al Molo, un bar frequentato dai pescatori del paese, che fu progressivamente trasformato nell’attuale Hostaria, punto di riferimento sul porto e luogo nel quale si completa idealmente il racconto iniziato tra i vigneti.
Ora, con Luca, il cerchio si chiude ulteriormente. Cantina, barca, laguna e cucina diventano le tappe di un unico percorso, modulabile in base al tempo e agli interessi dell’ospite. “Noi presentiamo tutte queste possibilità ai gruppi che arrivano e poi sono loro a scegliere quale percorso vogliono fare”, spiega Sergio Bortolusso. La prenotazione delle esperienze fa capo all’Osteria Al Molo e il progetto è destinato a crescere: la famiglia sta infatti lavorando per coinvolgere anche agenzie che possano proporre e commercializzare questi pacchetti.

Sun of Winter, Chardonnay di Bortolusso Vini

VINI NATURALMENTE SAPIDI
Gli abbinamenti raccontano il territorio. Con gli spaghetti alle peverasse, Sergio Bortolusso suggerisce “una Ribolla Gialla ferma oppure un Friulano classico”, mentre per il fritto o la busera indica la Malvasia, valorizzandone la componente salina, caratteristica che Bortolusso lega direttamente alla vicinanza dei vigneti alla laguna: “Il sale nei nostri vini arriva in maniera naturale, perché siamo talmente vicini che le radici arrivano a toccare l’acqua salata”. Più sorprendente la scelta per un branzino alla mediterranea o un’orata al forno: “Andrei con un Merlot semplice, fresco, non passato in legno. Con il pesce serve pulizia in bocca”. Del resto, l’offerta della cantina è ampia con una ventina di diverse etichette, comprese le tre di bollicine tra le quali si distingue la cuvée brut dedicata al fondatore (Emiro).
In questa formula di enoturismo, il vino non rimane confinato al calice, ma diventa la chiave per entrare nella vita della laguna: prima tra i vigneti, poi sull’acqua, infine a tavola. E dove la personalizzazione permette a ciascun visitatore di costruire la propria giornata a Marano, seguendo un filo conduttore che unisce la famiglia Bortolusso al vino, alla pesca e a un paesaggio sospeso tra terra e Adriatico. Per prenotare, occorre contattare l’azienda telefonicamente (+39 0431 67596), via mail (info@bortolusso.it) o chiamare direttamente l’Hostaria (+39 0431 364247).

Ambiente lagunare nei dintorni dell’azienda